L’infermiere di famiglia sta diventando realtà anche in Puglia: vertice con Lopalco e Montanaro

sabato 19 dicembre 2020

PUGLIA - La sanità territoriale regionale potrebbe rafforzarsi grazie a una figura molto importante per i pazienti che devono essere curati a casa:"Finalmente in Puglia facciamo un significativo passo avanti verso l’infermiere di famiglia, che da anni chiedevamo alla Regione. Avevamo già avuto incontri nel corso della scorsa legislatura con l’assessore Leo in questo senso, per questo assieme al gruppo ho ribadito al presidente Emiliano l’importanza di completare l’iter per istituire questa figura fondamentale per potenziare l’assistenza necessaria per i pazienti cronici e fragili e dei pazienti Covid”. Lo dichiara il consigliere del M5S Marco Galante, annunciando per lunedì l’incontro con l’assessore alla Sanità Pierluigi Lopalco e del Direttore del dipartimento regionale salute Vito Montanaro sul cronoprogramma perché anche in Puglia diventi operativo l’infermiere di famiglia già attivo in altre regioni.

“Ci sono due percorsi - continua Galante - che devono essere avviati parallelamente: uno per la formazione universitaria, in modo da rivolgerla espressamente alla formazione dell’infermiere di famiglia e l’altro di valorizzazione delle competenze e professionalità già acquisite nel campo, così da consentire l’immediato utilizzo delle risorse economiche messe a disposizione dal Governo per l’impiego di detta figura in tutte le regioni”. L’infermiere di famiglia si occupa di assistenza in collaborazione con il medico di famiglia, operando in sinergia con quest’ultimo. In questo modo il malato viene assistito dall’infermiere direttamente presso il proprio domicilio, con una conseguente riduzione degli accessi al pronto soccorso e delle degenze ospedaliere, nonché un sicuro aumento dell’appropriatezza clinico organizzativa delle prestazioni sanitarie. 

“Sono 9000 le assunzioni previste - continua Galante - in supporto alla gestione dei pazienti Covid -19 da una parte, ma anche per l’assistenza sempre necessaria a cronici e fragili non Covid. L’infermiere di famiglia è già attivo in altre regioni come Friuli-Venezia Giulia e Toscana, dove affianca i medici del territorio e, dati alla mano, è migliorata l’assistenza e sono diminuiti gli accessi impropri in ospedale, ottenendo una riduzione del 20% dei ‘codici bianchi’ al Pronto Soccorso, del 10% delle ospedalizzazioni e interventi più rapidi sul territorio. È necessario intervenire al più presto per potenziare il sistema sanitario territoriale, della cui importanza ci si è resi ancora maggiormente conto con la pandemia. Gli infermieri hanno da sempre ricoperto un ruolo centrale nell’assistenza e cura dei pazienti ed è giusto valorizzare le loro competenze e professionalità, migliorando in questo modo anche il livello dell’assistenza”.

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