Disturbi mentali sempre più frequenti tra gli adolescenti: ecco i motivi

mercoledì 11 settembre 2019

“Il 16% degli adolescenti e il 10% dei bambini ha un disturbo mentale: quindi sono le condizioni di malattia più frequenti in assoluto”. Lo afferma il dottor Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. I ragazzi con disturbi mentali vivono una situazione di estrema sofferenza, la loro difficoltà diventa quella della famiglia, che entra in crisi. Le cause sono biologiche e ambientali: dalla nascita prematura alla famiglia conflittuale. Ieri, in occasione della Giornata Mondiale del Suicidio, si è tenuto un incontro con gli esperti del Bambin Gesù in cui è stato proiettato il documentario “Tagli” sull’autolesionismo adolescenziale.

di Gaetano Gorgoni

I disturbi mentali sono in aumento, non solo tra gli adulti: è un trend in crescita che si osserva soprattutto tra giovani tra i 10 e i 24 anni. Ansia e depressione sono i disturbi più diffusi. Agire in tempo è fondamentale: un intervento quando cominciano le prime avvisaglie del problema può consentire una cura tempestiva e più efficace. Gli specialisti del Bambin Gesù durante il convegno scientifico “Bambini, adolescenti e suicidio: una nuova emergenza”all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, hanno sciorinato cifre inquietanti (i disturbi mentali sono cresciuti fino al 16% tra gli adolescenti). “La salute mentale si basa sostanzialmente su due fattori: costruire buone relazioni (oggi gli adolescenti fanno fatica per l’invasione dei social, che mediano e propongono relazioni virtuali e non reali) e aiutare i ragazzi a gestire le proprie emozioni (l’autocontrollo) - spiega il dottor Vicari - I fattori di rischio per le malattie mentali sono di tipo biologico e ambientale. I rischi biologici sono legati a una grave prematurità, ma ancora di più a un basso peso alla nascita. Spesso questa condizione si accompagna a disturbi o a problemi che coinvolgono proprio il funzionamento mentale. Anche l’età paterna al momento del concepimento rappresenta un rischio: parlo degli uomini che dopo cinquant’anni fanno di nuovo figli. Tra i fattori di rischio c’è la malnutrizione alla nascita. Per quanto riguarda i fattori di rischio ambientale che potrebbero far maturare una malattia mentale c’è la crescita in una famiglia fortemente conflittuale. “L’attività di autolesionismo si è diffusa molto negli ultimi anni fra i ragazzi - spiega il responsabile di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico bambino Gesù di Roma - Nel solo ospedale della Santa Sede si è passati da 12 casi dell’anno precedente ai 270 del 2018. Questo indica che si tratta di un fenomeno in vasta diffusione, presente sempre di più nei ragazzi più giovani. Tagliarsi non è di per sé un disturbo mentale, ma è piuttosto un sintomo che accompagna una sofferenza mentale, un dolore psichico”.

“TAGLI”, IL DOCUMENTARIO CHE RACCONTA LA RINASCITA DI 3 RAGAZZI PER INSEGNARE A CHIEDERE AIUTO

In occasione della giornata mondiale di prevenzione del suicidio, l’Ospedale pediatrico bambino Gesù ha promosso un convegno scientifico nel corso del quale è stata presentata l’anteprima del documentario “Tagli”, di Discovery Italia, che racconta storie vere di autolesionismo giovanile. Tra le storie raccontate c’è quella di Anna, che si taglia perché in realtà soffre di una “disregolazione dell’umore”, cioè non è in grado di gestire le proprie emozioni. Per la ragazza in questione tagliarsi era come “far uscire un malessere interiore all’esterno”: dopo aver cominciato non ha smesso più, fino a quando non ha deciso di chiedere aiuto. C’è anche la storia di Erica, che ha un disturbo dell’apprendimento e cominciò ad avere i primi problemi a scuola. Per lei era difficile vivere in società: aveva una fobia sociale, una difficoltà a stare in mezzo agli altri. Si faceva crescere i capelli sul viso quasi per nascondersi. Crescendo queste manifestazioni peggiorano ed Erica comincia a non mangiare e a tagliarsi il braccio. Alla fine questa ragazza viene curata nel Bambin Gesù e oggi sta bene. Dentro di lei c’era un vuoto e incapacità di provare sentimenti. La terza storia di autolesionismo è quella di Alessandro: lui comincia da bambino con un disturbo d’ansia generalizzato, che lo mette in condizione di non saper affrontare le sfide scolastiche che tutti i ragazzi si trovano ad affrontare. Quindi, lui comincia a pensare di voler sparire, di potersi annullare e sperimenta un modo di farsi male molto particolare: le docce bollenti, autoinducendosi dei veri e propri collassi. Poi, finalmente, chiede aiuto perché questa sua attività diventa insopportabile e alla fine, grazie al Bambin Gesù, riesce a risolvere i suoi problemi. Tra la fine delle medie e l’inizio del liceo, quando i genitori di Alessandro cominciano a separarsi, esplodono i problemi di autolesionismo. I tre ragazzi, che oggi sono maggiorenni, sono i protagonisti di questo interessantissimo documentario intitolato “Tagli” e hanno dimostrato grande coraggio e grande altruismo nel raccontare la loro storia. Parlarne, raccontare queste vicende a lieto fine serve moltissimo ad altri e a “distribuire la consapevolezza che si può uscire e che si può chiedere aiuto prima che sia troppo tardi”. “Non c’è niente di male nel riconoscere un momento di fragilità e di debolezza e nel chiedere di essere aiutati” - spiega il neuropsichiatra Vicari.

LA NECESSITÀ DELL’INFORMAZIONE E DELLA CONSAPEVOLEZZA DI GENITORI E SCUOLA

Informazione e consapevolezza sono fondamentali per saper affrontare una malattia mentale. Tutti i familiari sono coinvolti in una situazione di estrema sofferenza: il problema può essere risolto coinvolgendo tutte le figure affettivamente vicine al paziente e anche la scuola. “La malattia mentale è forse la condizione di maggiore fragilità che incontriamo nel nostro ospedale - afferma la presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc- I ragazzi con disturbi mentali vivono una situazione di estrema sofferenza, la loro difficoltà diventa quella della famiglia, che entra in crisi. I genitori si sentono responsabili e tendono a nascondere la realtà che stanno vivendo, schiacciati dallo stigma sociale. I tentativi di suicidio, gli atti di autolesionismo, più in generale i disturbi mentali tra giovani e giovanissimi sono temi delicati che invece vanno portati alla luce. Bisogna parlarne, con coraggio, per creare consapevolezza, come è stato fatto nel documentario ‘TAGLI’. Lancio un appello affinché tutti, strutture sanitarie, istituzioni, famiglie, si impegnino per dare risposte a questo problema. Dobbiamo tutti fare di più”.

LA NEUROPSICHIATRIA INFANTILE


L'Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile è operativa in tutte le province d’Italia e svolge la sua attività nel pubblico in regime ambulatoriale di day hospital e di ricovero ordinario. Il Bambino Gesù di Roma dispone di otto posti letto di cui tre protetti per adolescenti e bambini con psicopatologia acuta. Tutti i centri italiani svolgono attività di rilevamento, diagnosi, assistenza, follow-up e formazione. Al Bambino Gesù dal 2012 è attivo un servizio di day hospital dedicato ai disturbi dell'umore in età adolescenziale, in particolare depressione e disturbo bipolare, problemi cui è legato il più alto tasso di tentativi di suicidio. Inoltre, viene seguito anche un apposito protocollo per la prevenzione del rischio di suicidio tra i giovani pazienti ricoverati. 

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